Agenzia Interinale: i soggetti che esercitano l’attività di somministrazione devono avere capacità professionali che svolgono per statuto e devono dare adeguate garanzie di solidità e solvibilità.

Presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali è stato istituito un apposito Albo delle Agenzie per il Lavoro ai fini dello svolgimento delle attività di somministrazione, intermediazione, ricerca e selezione del personale, supporto alla ricollocazione professionale.

L’albo si articola in cinque sezioni:

  • agenzie di somministrazione di lavoro abilitate allo svolgimento di tutte le attività;
  • agenzie di somministrazione di lavoro a tempo indeterminato abilitate a svolgere
    esclusivamente alcune attività specifiche;
  • agenzie di intermediazione;
  • agenzie di ricerca e selezione del personale;
  • agenzie di supporto alla ricollocazione professionale (cosiddetto outplacement)..

Questi soggetti, prima di iniziare a svolgere le predette attività, devono farne richiesta al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali che rilascia, entro sessanta giorni dalla richiesta e dopo aver accertato la sussistenza dei requisiti giuridici e finanziari di legge, l’autorizzazione provvisoria
all’esercizio delle attività per le quali viene fatta richiesta di autorizzazione, provvedendo contestualmente alla iscrizione delle agenzie nel predetto albo. Vale il silenzio assenso: se il ministero non risponde alla domanda, questa deve intendersi accettata.

Trascorsi due anni, entro i novanta giorni successivi, le agenzie autorizzate possono richiedere l’autorizzazione a tempo indeterminato. Il ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali rilascia l’autorizzazione a tempo indeterminato entro novanta giorni dalla richiesta, previa verifica del
rispetto degli obblighi di legge e del contratto collettivo e, in ogni caso, subordinatamente al corretto andamento della attività svolta.
In caso di spostamenti di sede, apertura delle filiali o succursali o cessazione dell’attività, le agenzie autorizzate devono darne comunicazione al Ministero del Lavoro ed alle Regioni e alle Province Autonome competenti. Inoltre, le agenzie hanno l’obbligo di fornire alla autorità
concedente tutte le informazioni da questa richieste.

Per evitare che il Ministero del Lavoro perda il controllo ed il monitoraggio sul fenomeno, la legge prevede che l’autorizzazione ministeriale ottenuta dall’agenzia del lavoro non possa essere oggetto di transazione commerciale e, dunque, non può essere ceduta a terzi.

I Soggetti Giuridici devono

  • essere costituiti nella forma di società di capitali oppure cooperativa o consorzio di cooperative, italiana o di altro Stato membro della Unione europea;
  • avere la sede legale o una sua dipendenza nel territorio dello Stato o di altro Stato membro della Unione europea;
  • avere la disponibilità di uffici in locali idonei allo specifico uso e di adeguate competenze professionali, dimostrabili per titoli o per specifiche esperienze nel settore delle risorse umane o nelle relazioni industriali;
  • rispettare tutta una serie di requisiti per coloro che rivestono cariche sociali. In particolare, gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti muniti di rappresentanza e i soci accomandatari devono garantire: assenza di condanne penali, anche non definitive, per delitti contro il patrimonio, per delitti contro la fede pubblica o contro l’economia pubblica o per delitti non colposi per i quali la legge commini la pena della reclusione non inferiore nel massimo a tre anni, per delitti o contravvenzioni previsti da leggi dirette alla prevenzione degli infortuni sul lavoro o, in ogni caso, previsti da leggi in materia di lavoro o di previdenza sociale; assenza, altresì, di sottoposizione alle
    misure di prevenzione;
  • garantire la presenza di distinte divisioni operative, gestite con strumenti di contabilità analitica, tali da consentire di conoscere tutti i dati economico-gestionali specifici, nel caso in cui l’agenzia richiedente sia un soggetto polifunzionale, non caratterizzato da un oggetto sociale
    esclusivo;
  • essere interconnessi con la borsa continua nazionale del lavoro, attraverso il raccordo con uno o più nodi regionali, ed inviare all’autorità concedente, pena la revoca dell’autorizzazione, ogni informazione strategica per un efficace funzionamento del mercato del lavoro.

Oltre a determinati requisiti giuridici, che afferiscono alla natura giuridica del soggetto richiedente e dei suoi amministratori, la legge richiede che le agenzie del lavoro abbiano anche determinati requisiti economico-patrimoniali da cui si possa ricavare la solidità di questi soggetti.
In particolare, la legge richiede al soggetto richiedente:

  • l’acquisizione di un capitale versato non inferiore a 600.000 euro oppure la disponibilità di 600.000 euro tra capitale sociale versato e riserve indivisibili nel caso in cui l’agenzia sia costituita in forma cooperativa;
  • la garanzia che l’attività interessi un ambito distribuito sull’intero territorio nazionale e comunque non inferiore a quattro regioni;
  • la disposizione, a garanzia dei crediti dei lavoratori impiegati e dei corrispondenti crediti contributivi degli enti previdenziali, per i primi due anni di esercizio, di un deposito cauzionale di 350.000 euro presso un istituto di credito avente sede o dipendenza nei territorio nazionale o di
    altro Stato membro della Unione europea; a decorrere dal terzo anno solare, la disposizione, in luogo della cauzione, di una fideiussione bancaria o assicurativa non inferiore al 5 per cento del fatturato, al netto dell’imposta sul valore aggiunto, realizzato nell’anno precedente e comunque non inferiore a 350.000 euro. Le agenzie del lavoro di un altro paese europeo sono esonerate dalla prestazione della cauzione se hanno assolto ad obblighi analoghi previsti per le stesse finalità dalla legislazione dello Stato membro della Unione europea di provenienza;
  • la regolare contribuzione ai fondi per la formazione e l’integrazione del reddito, il regolare versamento dei contributi previdenziali e assistenziali, il rispetto degli obblighi previsti dal contratto collettivo nazionale delle imprese di somministrazione di lavoro applicabile;
  • nel caso di cooperative di produzione e lavoro, oltre ai requisiti indicati, la presenza di almeno sessanta soci e tra di essi, come socio sovventore, almeno un fondo mutualistico per la promozione e lo sviluppo della cooperazione;
  • l’indicazione della somministrazione di lavoro come oggetto sociale prevalente.

La legge prevede, poi, ulteriori requisiti economico-patrimoniali che si differenziano a seconda del tipo di attività che l’agenzia del lavoro va a svolgere e, dunque, della sezione dell’albo delle agenzie alla quale richiede l’iscrizione.
Il lavoro interinale, detto anche “con somministrazione” è un lavoro in cui non assume direttamente l’azienda che necessita di personale, ma un’agenzia terza, che quindi funge da intermediario. Tale agenzia viene infatti denominata “agenzia interinale”.

Chiamarlo lavoro interinale non è più corretto: il D.Lgs. 276/2003 ha infatti abrogato gli articoli della L. n. 196/1997 che faceva riferimento al lavoro interinale, introducendo il contratto di somministrazione, che di fatto ha complessivamente lo stesso significato.

Nei contratti di somministrazione intervengono tre soggetti:

  1. I candidati che cercano e offrono il proprio lavoro;
  2. L’azienda utilizzatrice, ossia colei che ha bisogno di lavoratori in somministrazione;
  3. L’agenzia interinale, che fa da intermediario.

L’agenzia interinale quindi funge da intermediario: si occupa di tutta la parte burocratica e fornisce al cliente, l’azienda, il personale di cui necessita. Le aziende si rivolgono spesso alle agenzie interinali, soprattutto per affrontare i periodi in cui necessitano di una maggiore forza lavoro rispetto a quanta ne hanno assunta. Tipico esempio è il periodo dei saldi di un negozio di abbigliamento: a causa del maggiore afflusso di clienti avrà bisogno di più commessi.
L’agenzia interinale applica delle tariffe per i lavoratori che cede alle aziende.

La tariffa comprende:

  • Lo stipendio del lavoratore, che comunque riceve una busta paga firmata dall’agenzia interinale e non dall’azienda presso cui presta servizio;
  • La commissione da pagare all’agenzia, perché chiaramente l’agenzia sta fornendo un servizio e da qualche parte deve pur guadagnare.

Alcune aziende utilizzatrici sono portate a pensare che il costo del lavoratore sia maggiore se fornito da agenzia rispetto a un’assunzione diretta.
La realtà è ben diversa: il costo è identico, stabilito dai CCNL di riferimento, a questo costo si aggiunge a parte la tariffa dell’agenzia, è vero, ma anche in questo caso si tratta di un servizio fornito all’impresa utilizzatrice che copre dei costi fissi che non sempre sono facili da quantificare,
per esempio il costo di selezione dei candidati, il tempo perso, l’incombenza del consulente del lavoro che dovrebbe occuparsi dell’assunzione, ecc.
La differenza di prezzo tra un’assunzione diretta e somministrata deve, per logica, coincidere con i costi di commissione dell’agenzia visto che la retribuzione del lavoratore e i contributi previdenziali ed assicurativi devono essere uguali.

L’azienda quindi paga per un servizio di cui usufruisce.
Il lavoratore che presta servizio tramite agenzia interinale non ha alcun costo, sarebbe illegale il contrario! L’iscrizione alle agenzie del lavoro è gratuita e ogni mese l’agenzia deve corrisponderti la retribuzione senza alcuna decurtazione. Il costo del servizio di lavoro interinale è completamente a carico dell’impresa utilizzatrice.

L’azienda utilizzatrice, nel momento in cui decide di affidarsi o meno a un’agenzia di somministrazione, non deve guardare solo le tariffe, ma anche considerare la capacità di selezione, la tempestività nel risolvere i problemi e dunque la qualità generale del servizio. Pagare poco un’agenzia non sempre conviene: nella migliore delle ipotesi ci si potrebbe trovare di fronte a un’efficienza risicata.

Il contratto di somministrazione può riguardare qualsiasi settore e categoria di lavoratori: operai, impiegati, quadri e dirigenti. I lavoratori assunti in somministrazione hanno gli stessi diritti e doveri dei dipendenti assunti direttamente dall’azienda.
I lavoratori somministrati, a parità di mansione e livello CCNL, hanno diritto a una paga oraria globalmente non minore rispetto a quella dei lavori assunti direttamente dall’azienda. Il lavoratore dunque, oltre allo stipendio, ha diritto anche a ferie, permessi, maternità, malattia e ogni altro
diritto previsto dal CCNL dell’azienda utilizzatrice.

L’agenzia interinale deve pagare il lavoratore e versare contributi Inps e premi Inail con le stesse percentuali previste per dipendenti diretti dell’azienda utilizzatrice. In caso di mancato pagamento, l’azienda utilizzatrice è solidalmente responsabile. Quindi se per esempio l’agenzia non paga i contributi INPS, l’ente può chiederli anche all’azienda, che è obbligata a pagarli.

Esistono due tipi di lavoro interinale:

  1. A tempo determinato;
    Il CCNL di riferimento definisce la quantità di persone che l’azienda può assumere a tempo determinato tramite agenzia interinale; può usufruirne anche per pochi giorni (per esempio per malattia di un dipendente).
    Le regole da applicare sono le stesse previste per i contratti a tempo indeterminato: il contratto è rinnovabile alla scadenza con un atto scritto; tra i vari rinnovi può durare fino a 36 mesi (durata massima), dopodiché deve trasformarsi a tempo indeterminato (a meno che il lavoratore sia già assunto a tempo indeterminato presso l’agenzia interinale).
  2. A tempo indeterminato.
    L’azienda utilizzatrice può usare la somministrazione a tempo determinato (detta anche staff leasing) solo entro il 20% del personale assunto a sue dirette dipendenze a tempo indeterminato e risultante al 1° gennaio di quell’anno.
    I CCNL di riferimento possono prevedere una percentuale diversa rispetto al 20%!
    L’azienda utilizzatrice può usufruire di staff leasing solo se questi lavoratori sono a loro volta assunti a tempo indeterminato presso l’agenzia interinale. Inoltre, se il lavoratore non lavora per dei giorni o periodi, l’agenzia deve comunque pagar loro un’indennità di disponibilità, fissata dal CCNL di riferimento.

Le agenzie interinali emettono all’azienda utilizzatrice regolare fattura. La fattura è composta da due parti:

  1.  La parte di compenso per il servizio reso, questa parte è assoggettata a IVA ed è detraibile da
    parte dell’impresa utilizzatrice;
  2.  La parte relativa al costo del lavoro, questa parte non è assoggettata a IVA.

L’azienda utilizzatrice deve registrare distintamente queste due componenti. La prima parte, ossia il costo per il servizio va contabilizzato nel conto economico come “servizi di lavoro in somministrazione”. La seconda parte invece va registrata sempre nel conto economico ma tra i salari e stipendi di conto economico nel conto denominato “spese per lavoro in somministrazione”, facendo attenzione a distinguere apprendisti, lavoratori a tempo determinato e a tempo indeterminato esattamente come si fa per i dipendenti propri.

A questo punto l’impresa utilizzatrice non ha altri oneri, non deve contabilizzare TFR, ferie, permessi, nulla di tutto ciò.
L’agenzia interinale ottiene dall’azienda cliente i rimborsi della retribuzione, dei contributi INPS e dei premi INAIL erogati ai lavoratori. Questi rimborsi non rappresentano base imponibile IVA per l’agenzia (Agenzia delle Entrate risoluzione n. 384/E/2002). L’agenzia interinale emette
all’azienda cliente una fattura composta da due parti:

  1. La parte di compenso per il servizio prestato e solo su questa parte applica l’IVA;
  2. La parte relativa al costo del lavoro, a cui non deve applicare l’IVA.

L’Agenzia interinale a questo punto, dal registro delle fatture emesse, rileva gli imponibili già divisi per aliquota e li riporta nella dichiarazione, precisamente: nella colonna 1, dal rigo VE20 al rigo VE22, ogni importo lo indica al rigo della relativa aliquota prestampata.


Vuoi maggiori informazioni? Contattami.

A cura e relazione Dr. Alessandro Tricarico – Consulente del lavoro a Roma.

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