Con la previdenza complementare si può maturare un importo aggiuntivo, erogato dal fondo pensione a cui si ci iscrive. Il lavoratore può scegliere, entro 6 mesi dall’assunzione se attivare la propria posizione presso il fondo pensione secondo CCNL o il fondo pensione FondInps, oppure mantenerlo in azienda secondo quanto previsto dall’Art. 2120 del C.C.

Durante il rapporto di lavoro, il lavoratore iscritto ad un fondo pensione di natura contrattuale può trasferire la propria posizione presso un’altra forma pensionistica complementare sia collettiva che individuale. Ciò può avvenire in caso di perdita dei requisiti di partecipazione, come ad esempio per il cambiamento dell’attività lavorativa, o per scelta volontaria, decorsi due anni dall’iscrizione (un anno se si tratta di FondInps).

In caso di modifica del Datore di Lavoro potrebbero evidenziarsi 2 ipotesi:

  1.  esercitare la nuova scelta della destinazione del TFR, opzione che il lavoratore deve esercitare entro 6 mesi dalla data di assunzione,
  2.  esercitare il diritto all’eventuale trasferimento della posizione individuale da un fondo pensione all’altro oppure il riscatto della propria posizione.

La scelta di destinazione nel caso di riassunzione presso un nuovo Datore di Lavoro

Se un lavoratore cambia lavoro e viene assunto da un nuovo datore di lavoro quest’ultimo è tenuto a verificare quale sia stata la scelta in precedenza compiuta dal lavoratore.
Il nuovo Datore di Lavoro dovrà farsi rilasciare un’apposita dichiarazione del lavoratore nella quale sia indicata l’opzione effettuata precedentemente riguardo al conferimento del TFR ad una forma di previdenza complementare oppure la scelta di mantenimento del TFR secondo le norme dell’art. 2120 del codice civile.

A tale dichiarazione dovrà essere allegata una copia dell’attestazione del vecchio datore di lavoro sulla scelta del lavoratore o meglio una copia del modello TFR1 o TFR2 o ancora la copia del modello di adesione alla pensione complementare.
Ricevuta la dichiarazione resa dal lavoratore, il datore di lavoro rilascia copia controfirmata al lavoratore, per ricevuta.
Se il lavoratore non fornisce la documentazione e la comunicazione, al termine dei 6 mesi previsti dalla legge, scatta il meccanismo del silenzio assenso, quindi il TFR verrà destinato integralmente alla forma pensionistica complementare individuata dal Nuovo CCNL. I 6 mesi decorrono dalla data di nuova assunzione.

La scelta di destinazione nel caso di riassunzione presso il precedente Datore di Lavoro

Se il Lavoratore viene riassunto nella stessa azienda e la scelta precedente esercitata era di mantenere il TFR in azienda (TFR poi incassato in sede di chiusura del rapporto), viene mantenuto il regime dell’art. 2120 del codice civile e continuerà a mantenersi il TFR in azienda. Il lavoratore ha sempre la possibilità di rivedere la scelta, al tempo effettuata, e conferire il TFR alla previdenza complementare.

Se il Lavoratore viene riassunto nella stessa azienda ed aveva precedentemente optato per il TFR al fondo pensione complementare, nel caso di riassunzione, potrebbe essersi verificata la situazione che il lavoratore abbia precedentemente riscattato integralmente la sua posizione o che non lo abbia fatto. In caso ci sia già stato il riscatto il lavoratore è tenuto ad attestare al nuovo datore di lavoro l’avvenuto esercizio del predetto diritto, e quindi ad effettuare nuovamente la scelta sulla destinazione del trattamento di fine rapporto, attraverso la compilazione del modello TFR2.

Rimane fermo che in caso di mancata compilazione e consegna del modulo medesimo entro 6 mesi dall’assunzione, il TFR che maturerà dal mese successivo alla scadenza del semestre verrà destinato integralmente alla forma pensionistica complementare del CCNL applicato secondo il meccanismo del silenzio assenso. In caso invece che non sia stato operato il riscatto la scelta a suo tempo effettuata rimane efficace anche nei confronti del nuovo datore di lavoro. È evidente, peraltro, che, laddove alla variazione del rapporto di lavoro consegua anche la perdita dei requisiti di partecipazione alla forma pensionistica complementare alla quale il lavoratore era precedentemente iscritto, il lavoratore stesso dovrà fornire indicazioni circa la forma di previdenza complementare alla quale intende conferire il TFR maturando, anche in relazione alle opportunità derivanti dal nuovo rapporto di lavoro.

I lavoratori che abbiano conferito, in relazione a precedenti rapporti di lavoro, solo una quota del TFR sulla base delle previsioni del CCNL di riferimento possono decidere di conferire alla nuova forma pensionistica prescelta, in alternativa all’intero trattamento di fine rapporto (TFR), anche l’aliquota prevista dagli accordi collettivi che trovano applicazione in base al nuovo rapporto di lavoro, ovvero, qualora detti accordi non prevedano il conferimento del TFR, una quota non inferiore al 50%.

Considerata la continuità della posizione previdenziale, gli effetti della scelta retroagiranno in questo caso alla data dell’assunzione. Resta ovviamente ferma la facoltà del lavoratore di trasferire presso la forma prescelta la posizione sino a quel momento maturata presso altra forma di previdenza complementare.

Fondi pensione: il trasferimento della posizione individuale

L’art. 14 della legge n. 252 del 2005 stabilisce che “Decorsi due anni dalla data di partecipazione ad una forma pensionistica complementare il lavoratore aderente ha facoltà di trasferire l’intera posizione individuale maturata ad altra forma pensionistica. Gli statuti e i regolamenti delle forme pensionistiche prevedono esplicitamente la predetta facoltà e non possono contenere clausole che risultino, anche di fatto, limitative del suddetto diritto alla portabilità dell’intera posizione individuale. Sono comunque inefficaci le clausole che, all’atto dell’adesione o del trasferimento, consentano l’applicazione di voci di costo, comunque denominate, significativamente più elevate di quelle applicate nel corso del rapporto e che possono quindi costituire ostacolo alla portabilità”.

In caso di esercizio della predetta facoltà di trasferimento della posizione individuale, il lavoratore ha diritto al versamento alla forma pensionistica da lui prescelta del TFR maturando e dell’eventuale contributo a carico del datore di lavoro nei limiti e secondo le modalità stabilite dai contratti o accordi collettivi, anche aziendali.

Le operazioni di trasferimento delle posizioni pensionistiche sono esenti da ogni onere fiscale, a condizione che avvengano a favore di forme pensionistiche disciplinate dal presente decreto legislativo. Sono altresì esenti da ogni onere fiscale i trasferimenti delle risorse o delle riserve matematiche da un fondo pensione o da una forma pensionistica individuale ad altro fondo pensione o ad altra forma pensionistica individuale.
Le linee guida per il trasferimento. In materia di portabilità dei fondi pensione il 24 aprile 2008, presso il Ministero del lavoro, l’Abi e le altre associazioni di categoria rappresentative dei Fondi pensione hanno fissato le linee guida relative ai trasferimenti delle posizioni individuali maturate dagli aderenti alle forme pensionistiche complementari, definendo i diritti, gli adempimenti a carico degli aderenti, gli adempimenti a carico delle forme pensionistiche complementari coinvolte nel trasferimento, i flussi informativi che le forme medesime sono tenute a scambiarsi nell’effettuare operazioni di trasferimento.

Il riscatto della posizione individuale

L’art. 14 del Decreto Legislativo n. 252 del 2005 disciplina anche il riscatto della posizione individuale del lavoratore aderente al Fondo pensione per la previdenza complementare. Secondo quanto stabilito dall’art. 14, l’iscritto che prima del pensionamento perde i requisiti di partecipazione alla forma pensionistica complementare, oltre al trasferimento della posizione individuale ad altro Fondo pensione, può altresì richiedere il riscatto della propria posizione con le seguenti modalità:

  • il riscatto parziale, nella misura del 50% della posizione individuale maturata, nei casi di cessazione dell’attività lavorativa che comporti l’inoccupazione per un periodo di tempo non inferiore a 12 mesi e non superiore a 48 mesi, ovvero in caso di ricorso da parte del datore di lavoro a procedure di mobilità, cassa integrazione guadagni ordinaria o straordinaria;
  • il riscatto totale della posizione individuale maturata per i casi di invalidità permanente che comporti la riduzione della capacità di lavoro a meno di un terzo e a seguito di cessazione dell’attività lavorativa che comporti l’inoccupazione per un periodo di tempo superiore a 48 mesi. Tale facoltà non può essere esercitata nel quinquennio precedente la maturazione dei requisiti di accesso alle prestazioni pensionistiche complementari;

In caso di morte dell’aderente ad una forma pensionistica complementare prima della maturazione del diritto alla prestazione pensionistica (cioè prima del pensionamento) l’intera posizione individuale maturata è riscattata dagli eredi ovvero dai diversi beneficiari dallo stesso designati, siano essi persone fisiche o giuridiche. In mancanza di tali soggetti (moglie, figli, ecc), la posizione, limitatamente alle forme pensionistiche complementari viene devoluta a finalità sociali secondo le modalità stabilite con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, quando si tratta di forme pensionistiche individuali, oppure la suddetta posizione resta acquisita al fondo pensione.

Le ritenute fiscali. Sulle somme percepite a titolo di riscatto della posizione individuale è operata una ritenuta a titolo di imposta con l’aliquota del 15% ridotta di una quota pari a 0,30 punti percentuali per ogni anno eccedente il quindicesimo anno di partecipazione a forme pensionistiche complementari con un limite massimo di riduzione di 6 punti percentuali. Sulle somme percepite a titolo di riscatto per cause diverse da quelle di cui ai commi 2 e 3 dell’art. 14, ossia per il riscatto totale o parziale di cui sopra oppure nei casi di morte appena descritti, si applica una ritenuta a titolo di imposta del 23% sul medesimo imponibile.

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A cura e relazione Dr. Alessandro Tricarico – Consulente del lavoro a Roma.

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