Il ticket per la NASPI è dovuto in egual misura da parte del Datore di Lavoro a prescindere dalla tipologia di lavoro, part-time o full-time. Lo ha chiarito dell’INPS con circolare n. 40 del 2020, con la quale vengono riportate le tipologie di cessazione del rapporto di lavoro per le quali è obbligatorio il versamento del ticket, ovvero del contributo che le aziende devono versare in caso di interruzione involontaria (per il lavoratore) del rapporto di lavoro. Il contributo è interamente a carico del datore di lavoro e va calcolato in proporzione ai mesi di anzianità aziendale. Il Ticket è dovuto proprio per finanziare il contributo Naspi che verrà ricevuto dal Lavoratore

Il contributo (Ticket)Naspi deve essere versato in caso di Licenziamento:

  • per giustificato motivo soggettivo;
  • per giusta causa;
  • per giustificato motivo oggettivo.

Il contributo (Ticket) deve essere versato in caso di Dimissioni per giusta causa

  • reiterato mancato pagamento della retribuzione;
  • aver subito molestie sessuali nei luoghi di lavoro;
  • modificazioni peggiorative delle mansioni, tali da pregiudicare la vita professionale del lavoratore;
  • notevoli variazioni nelle condizioni di lavoro a seguito di cessione ad altre persone (fisiche o giuridiche) dell’azienda;
  • spostamento del lavoratore da una sede ad un’altra, senza che sussistano le “comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive”, previste dall’art. 2103 codice civile;
  • comportamento ingiurioso posto in essere dal superiore gerarchico nei confronti del dipendente;
  • mobbing, consistente in un insieme di condotte vessatorie e reiterate poste in essere da parte di superiori e/o colleghi nei confronti di un lavoratore. Dette condotte devono essere prolungate nel tempo e lesive della dignità personale e professionale nonché della salute psicofisica dello stesso.
  • intervenute durante il periodo tutelato di maternità rese da 300 giorni prima della data presunta del parto e fino al compimento del primo anno di vita del figlio e
  • la disposizione di cui al punto che precede si applica anche al padre lavoratore, qualora abbia fruito del congedo di paternità:
    • per astensione dal lavoro per tutta la durata del congedo di maternità o per la parte residua che sarebbe spettata alla lavoratrice, in caso di morte o di grave infermità della madre ovvero di abbandono,
    • in caso di affidamento esclusivo del bambino al padre.
    • qualora la madre sia lavoratrice autonoma avente diritto all’indennità.
  • rassegnate dal lavoratore in caso di trasferimento d’azienda (articolo 2112, quarto comma, del codice civile). In questo caso, è stata valutata la possibilità, da parte del lavoratore, di recedere nei tre mesi successivi al trasferimento d’azienda, qualora sia stata evidenziata una sostanziale modifica delle sue condizioni di lavoro.

Il contributo (Ticket) Naspi deve essere versato in caso di Risoluzione consensuale

  • determinata in un verbale di conciliazione in sede “protetta”, in caso di diniego del lavoratore al trasferimento ad altra sede della stessa azienda, distante più di 50 km dalla residenza del lavoratore e/o mediamente raggiungibile in 80 minuti o più con i mezzi pubblici (circolare Inps n. 108/2006). Le sedi deputate a redigere e sottoscrivere un verbale di conciliazione in sede protetta sono le seguenti: Ispettorato territoriale del lavoro, sede sindacale, Commissione di certificazione e giudice istruttore (4° comma, dell’articolo 2113 del c.c.).
  • La risoluzione consensuale prevista all’interno della procedura di conciliazione obbligatoria (art. 7 della legge n. 604/1966), in caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo da parte di un datore di lavoro con più di 15 dipendenti. La procedura, per determinare l’erogazione della NASpI al lavoratore, deve essere rivolta esclusivamente nei confronti dei lavoratori tutelati dall’articolo 18 (non per quelli assunti a “tutele crescenti” – dopo il 07-03-2015) e deve concludersi con un verbale di conciliazione sottoscritto dinanzi alla Commissione di conciliazione presso l’Ispettorato territoriale del lavoro.

Il contributo (Ticket) deve essere versato anche in caso Altre forme di risoluzione

  • recesso del datore di lavoro durante o al termine del periodo di prova, previsto dall’articolo 2096 del codice civile;
  • recesso, da parte del datore di lavoro, al termine del periodo di apprendistato, così come previsto dall’articolo 42, comma 4, del Decreto Legislativo n. 81 del 2015.
  • Contratto di espansione. La norma (articolo 26-quater, comma 1, del decreto-legge n. 34/2019) consente alle imprese interessate di stipulare un contratto (di espansione) che prevede, tra l’altro, la risoluzione dei rapporti di lavoro in essere con i lavoratori che abbiano i requisiti previsti dal comma 5 dell’articolo 41 del Decreto Legislativo 148/2015 (lavoratori che si trovino a non più di 60 mesi dal conseguimento del diritto alla pensione di vecchiaia, che abbiano maturato il requisito minimo contributivo), riconoscendo agli stessi un’indennità mensile commisurata al trattamento pensionistico lordo maturato dal lavoratore al momento della cessazione del rapporto di lavoro. A seguito della risoluzione del rapporto di lavoro, questi lavoratori acquisiscono il diritto all’accesso all’indennità NASpI, ne consegue che tale risoluzione comporta l’obbligo, per il datore di lavoro, di versamento il ticket licenziamento.

Cessazioni esentate dal ticket licenziamento

  • dimissione volontaria del lavoratore;
  • accordo di risoluzione con accompagnamento alla pensione, previsto dal comma 7-ter dell’articolo 4 della legge n. 92/2012. La norma prevede la possibilità, nei casi di eccedenza di personale, di stipulare accordi tra i datori di lavoro, che impieghino mediamente più di 15 dipendenti, e le organizzazioni sindacali dei lavoratori maggiormente rappresentative a livello aziendale, al fine di incentivare l’esodo dei lavoratori più prossimi al trattamento di pensione;
  • accordo di incentivazione all’esodo, disciplinato dall’articolo 26, comma 9, lett. b), del Decreto Legislativo n. 148/2015:
  • risoluzione consensuale avvenuta in “sede protetta”, ai sensi dell’articolo 410 e 411 del c.p.c. (no qualora sia stata effettuata ai sensi dell’articolo 7 della Legge 604/1996);
  • interruzione del contratto di apprendistato di primo livello (articolo 43 del Decreto Legislativo n. 81/2015), stipulato a decorrere dal 24-09-2015 come espressamente previsto dall’articolo 32, comma 1, lett. a), del D.L.vo n. 150/2015;
  • interruzione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato del dipendente già pensionato.
  • interruzioni effettuate dalla società in procedura fallimentare o in amministrazione straordinaria, che abbiano usufruito del trattamento straordinario di integrazione salariale (di cui all’art. 44 del D.L. n. 109/2018) negli anni 2019 e 2020, qualora la società chieda, in sede di presentazione dell’istanza di Cassa integrazione guadagni straordinaria (CIGS), di essere esonerata dal pagamento del contributo NASpI;
  • Licenziamenti effettuati in conseguenza di cambi di appalto. Infatti, a norma dell’articolo 2, comma 34, lett. a), della legge n. 92/2012, il contributo NASpI non è dovuto qualora l’interruzione del rapporto di lavoro sia derivata da licenziamenti effettuati in conseguenza di cambio appalto, ai quali siano succedute assunzioni presso altro datore di lavoro, in applicazione delle clausole sociali che garantiscano continuità di occupazione;ù
  • interruzione di rapporto di lavoro nel settore delle costruzioni edili. In questo caso, il legislatore (articolo 2, comma 34, lett. b), della legge n. 92/2012) dispone che il ticket licenziamento non è dovuto nel caso di “interruzione di rapporto di lavoro a tempo indeterminato, nel settore delle costruzioni edili, per completamento delle attività e chiusura del cantiere”. L’INPS, per questa casistica, evidenzia che qualora il licenziamento, pur intimato per fine cantiere, non sia ritenuto legittimo, in quanto il lavoratore poteva essere utilizzato nell’ambito dell’organizzazione aziendale (ricollocazione), decade l’esenzione al contributo NASpI. Inoltre, l’esenzione non si applica allorquando l’azienda intenda addivenire ad una riduzione del personale in servizio. Infatti, il contestuale licenziamento di più lavoratori (licenziamento plurimo) adibiti ad un determinato cantiere, “integra gli estremi di un giustificato motivo di licenziamento individuale, anche se plurimo, ai sensi della legge 15 luglio 1966, n. 604, art. 3” (Cass. n. 12439/2018) e come tale non soggiace all’esonero dal ticket licenziamento.
  • accordo conciliativo a seguito della risoluzione per fine cantiere. L’esonero dal contributo NASpI è possibile soltanto se la procedura di conciliazione, prevista dall’articolo 7 della legge n. 604/66, si conclude prevedendo la risoluzione del rapporto di lavoro a seguito del licenziamento intimato a titolo di fine cantiere.

Calcolo e versamento del contributo
Il contributo è scollegato dall’importo della prestazione individuale ed è dovuto in misura identica a prescindere dal fatto che il rapporto di lavoro sia full-time o part-time.
Il valore è pari al 41% del massimale mensile di NASpI per ogni 12 mesi di anzianità aziendale negli ultimi tre anni, nei casi di interruzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato per le causali che, indipendentemente dal requisito contributivo, darebbero diritto alla NASpI.
In virtù dell’aggiornamento previsto dalla circolare INPS n. 20, del 10 febbraio 2020, il ticket licenziamento, per l’anno 2020, è pari a 503,30 euro (41% di 1.227,55 euro) per ogni anno di lavoro effettuato, fino ad un massimo di 3 anni (l’importo massimo del contributo è pari a 1.509,90 euro – arrotondato alle 2 cifre – per rapporti di lavoro di durata pari o superiore a 36 mesi).

Il contributo deve essere calcolato in proporzione ai mesi di anzianità aziendale: la quota mensile è pari a 41,94 euro/mese (503,30/12).
In particolare, l’Istituto precisa che i mesi di lavoro diversi dal primo e dall’ultimo devono essere considerati mesi interi, indipendentemente dal numero di giornate lavorate, fermo restando che nel computo dell’anzianità aziendale non si deve tener conto dei periodi di congedo richiesti dal coniuge convivente di soggetto con handicap in situazione di gravità accertata (articolo 42, comma 5, del Decreto Legislativo n. 151/2001), né dei periodi richiesti per aspettativa non retribuita.

Inoltre, sempre ai fini del computo dell’anzianità lavorativa, oltre ai periodi di lavoro a tempo indeterminato, devono essere considerati periodi utili anche quelli in cui il lavoratore sia stato assunto alle dipendenze dello stesso datore con tipologia di contratto a termine, qualora il datore di lavoro abbia beneficiato della restituzione del contributo addizionale (articolo 2, comma 30, della legge n. 92/2012).
Infine, nel periodo di lavoro va computata anche la parte di rapporto svolta alle dipendenze dell’azienda cedente, in caso di operazioni societarie disciplinate dagli articoli 2112 o 1406 del codice civile.
Una volta calcolato, il contributo va versato in unica soluzione entro e non oltre il termine di versamento della denuncia successiva a quella del mese in cui si verifica l’interruzione del rapporto di lavoro.

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A cura e relazione Dr. Alessandro Tricarico – Consulente del lavoro a Roma.

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